Tortorici
Tortorici si trova a 445 m. s.l.m., in una zona piuttosto montagnosa dei Nebrodi, il comune dista 131 km da Messina e 184 km da Palermo. La cittadina è famosa in tutta la Sicilia per la produzione di campane e statue in bronzo.
L’origine del nome non ha origini particolarmente chiare, da Torre Orice o dal latino Turris (torre), Tudith o Tudit.
La leggenda narra che il centro fu fondato dalla principessa cartaginese Orice, che giunse nella zona a capo di un gruppo di profughi provenienti dal nord Africa tra il 681 e il 703. La prima citazione che riguarda Tortorici risale ad un documento della diocesi di Messina del XII sec.. In epoca normanna il territorio di Tortorici fu concesso da Federico di Svevia a Guidone Pollicino. Successivamente nel periodo angioino il feudo passò a Girardo e Bertrando de Artus, poi con l’avvento degli spagnoli tornò ai Pollicino e in seguito a Federico Moncada, la famiglia mantenne il feudo fino al 1597 quando vendette alle famiglie Mastrilli e Corbera. Nel 1630 il territorio oricense passò al Regio Demanio, ottenendo un rappresentante nel parlamento siciliano, nel 1632 il centro divenne capo-comarca (capoluogo dei territori della vallata), questo titolo fu mantenuto fino al 1812 quando la Sicilia venne divisa in 23 distretti (costituzione di Cadice).


Da segnalare due terribili alluvioni che colpirono il paese nel 1682 e nel 1753 che misero in ginocchio il paese, rallentarono notevolmente lo sviluppo del territorio e distrussero parecchie opere architettoniche antecedenti.
Da vedere
Sul territorio di Tortorici non mancano le opere e le costruzioni di notevole interesse, tra queste la la Chiesa del Santissimo Salvatore che conserva una copia dello Spasimo di Sicilia di Raffaello Sanzio dipinto nel 1643 da Joseph Tomasi, la Chiesa Madre edificata tra il 1753 e il 1775 che presenta sulla facciata un trittico di marmo e conserva al suo interno un organo del Settecento attribuito a Giovanni Platania di Acireale, la Chiesa di San Biagio con un arco normanno del 1270, la Chiesa di San Francesco con l’annesso campanile del vecchio convento e la Chiesa di San Nicolò, risalente al 1400, distrutta dall’alluvione del 1682 e ricostruita e consacrata al rito ortodosso nel 1502. L’interno è composto da un’unica navata con soffitto ligneo dipinto da Tommasi (artista locale del XVII sec.). Nell’altare maggiore conserva le reliquie di San Nicola di Mira e, nella parete sinistra un dipinto che raffigura Santa Domenica (XVII sec.)